



Qualità nell’agroalimentare e filiera corta, argomento centrale, solo apparentemente di “nicchia”, che interessa profondamente la Regione Toscana in generale e la provincia di Pistoia in particolare dato che si parla di una relazione diretta fra chi consuma e chi produce beni agroalimentari . Se n’è discusso venerdì 24 a Serravalle Pistoiese in un dibattito per CGIL Incontri, la rassegna politico-sindacale che andrà avanti fino al 3 luglio. Al dibattito, coordinato da Nazzareno Bisogni, capo ufficio stampa della CGIL Regionale Toscana, hanno partecipato Stefania Crogi, segretaria Nazionale FLAI/CGIL, Gabriele Cardia, responsabile Struttura Sindacale Nazionale Federalimentare e Gianni Salvadori, assessore all’agricoltura della Regione Toscana . In platea molta gente del settore, attenta e partecipativa . La filiera corta è il modello di distribuzione semplice dove il consumatore acquista direttamente dal produttore. Si tratta di sistema di vendita è più redditivo per le imprese e che concede più potere di acquisto per i consumatori. Con la filiera corta, inoltre, si aiuta a diffondere le colture tipiche, le biodiversità e le tradizioni gastronomiche. Ci sono tanti modi per fare filiera corta: vendita diretta aziendale, punti vendita collettivi, consegne a domicilio, sagre locali, perfino vendita online. Tutto ciò appunto per ridurre o eliminare tanti passaggi dei prodotti prima di giungere sulla tavola dei consumatori. Già dal 2007 la Giunta Regionale Toscana ha approvato il Progetto "FILIERA CORTA - Rete regionale per la valorizzazione dei prodotti agricoli toscani", allo scopo di: riconoscere agli agricoltori un valore equo alle loro produzioni, aumentare le opportunità di offerta di prodotti locali e di qualità, favorire la conoscenza dei prodotti toscani certificati e delle loro caratteristiche e sostenere il consumo in zona delle produzioni locali, anche con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti e migliorare il consumo stagionale dei prodotti, ma anche aumentare il flusso di turismo “alimentare” verso le zone rurali e i loro mercati. Con questo progetto la Regione ha stanziato contributi, a fondo perduto all'80%, per permettere l'avvio delle iniziative promosse dagli Enti Locali. C’è tanto da lavorare su questo versante - ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura Gianni Salvadori ma molto è stato già fatto grazie al lavoro della Regione stessa, degli Enti locali e dei produttori, visto che tutti sono consapevoli che si tratti di un’idea vincente, soprattutto in una regione come la nostra che produce alta qualità. «Ci sono rischi pesantissimi in tema di sviluppo, per cui occorre lavorare moltissimo sul tavolo della concertazione - sono arrivato da circa un anno ma sono soddisfatto che i livelli di contrattazione da 34 si siano ridoti a 11. Troppi enti sono chiamati in causa per questo andiamo verso l’unione dei comuni per snellire le cose» - ha affermato Salvatori nel suo intervento. ‘assessore però ha dato anche una buona notizia: il varo del progetto del turismo agricolo presentato in questi giorni a Firenze, che darà lavoro a 535 persone e promette interessanti sviluppi. «Non è più tempo di discussioni in Toscana - ha detto Salvadori. Ci attendono momenti difficili, Manovra Finanziaria e minaccia di un possibile downgrade del rating con conseguenti riduzioni del Pil fino a 4 punti. Non possiamo farci cogliere impreparati». Su basi di ottimismi è improntato l’intervento di Gabriele Cardia, che sottolinea come l’industria alimentare stia attraversando un buon momento, con forti connotazione per il Made in Italy. Cardia segnala anche il sensibile risultato salariale derivante dalle norme contrattuali per competitività. E rivela ai non iniziati che nel contratto tramite «Alifond» vi sono forme di Welfare come l’assistenza sanitaria integrativa. La flessibilità nel settore - sostiene Cardia - è un valore condiviso. E fa l’esempio dell’industria dolciaria che può avvalersi di più ore di lavoro nei mesi invernali quando si producono i panettoni e meno ore in estate, ma tutto ciò possa avvenire senza il ricorso agli ammortizzatori sociali. Sandra Crogi orienta invece la discussione su una piaga inaccettabile che si manifesta in agricoltura, quella del caporalato, una vera e propri forma di schiavitù cui vanno incontro lavoratori disperati e ricattati. Con la Cgil stiamo da tempo dando battaglia a questa piaga. Si deve far emergere il sommerso e spingere per l’approvazione di una legge contro il caporalato e l’illegalità: è vicina - secondo Crogi - l’approvazione della Legge che trasformi il caporalato in reato penale, dato che oggi è solo prevista una multa di 50 Euro a chi viene scoperto nel praticarlo. Per il resto la sindacalista regala anche forme di ottimismo: «finalmente - ha detto - oggi i sindacati non sono usciti spaccati dopo l’incontro con Confindustria, eppure si parlava di confronto sulla rappresentanza e modello contrattuale». Buon segno.